esclusive

Fiorentina: est modus in rebus

Siamo arrivati alla conclusione della vicenda annosa legata a Borja Valero e mi par giusto esprimere la mia opinione

Saverio Pestuggia

Il titolo in latino è volutamente complicato per tutti i nostri lettori che non conoscono la lingua degli antichi romani. Vi chiederete perché abbia voluto titolare con questo detto latino che tradotto un po' banalmente significa "c'è modo e modo nel presentare le cose". Ebbene perché la Fiorentina ha voluto complicare maledettamente una vicenda di mercato che si sta trascinando da diverse settimane riuscendo a dividere ancora una volta una città come Firenze che ama la Fiorentina e che raramente riesce ad esprimersi all'unisono.

La premessa doverosa è che la dirigenza tecnica (Corvino) e l'allenatore (Pioli) hanno il pieno diritto di scegliere la rosa di giocatori che meglio soddisfi entrambe le parti. Quindi se Borja Valero, che porta in dote un ingaggio pesante (1,8 milioni netti annui), non è più ritenuto un giocatore fondamentale che potrebbe essere ceduto, la cosa che la Fiorentina avrebbe dovuto fare sarebbe stata quella di dichiararlo non incedibile. Invece non è andata così: Corvino ha ripetuto come un mantra che la società avrebbe ceduto solo chi avesse dichiarato di volersene andare (indirettamente Bernardeschi e in maniera esplicita Kalinic). Ma lo spagnolo per tutta risposta ha parlato con i tifosi e poi con il famigerato WhatsApp dicendo tutt'altra cosa.

Aldilà della risposta della società che ha messo in mano la vicenda agli avvocati, il netto contrasto fra il volere societario e quello del calciatore ha portato al caos nella vicenda. Da una parte la società che non gradiva più il calciatore in rosa, dall'altra Borja Valero con una richiesta importante dell'Inter migliorativa economicamente parlando, ma con la voglia di restare a Firenze dove ha vissuto cinque anni in simbiosi con la città.

Corvino ha parlato, Borja che è tesserato ancora no, almeno ufficialmente. La verità che abbiamo ascoltato è solo quella di una parte e forse non è sufficiente per farsi un'idea precisa. Da qui nascono tutte le polemiche: da una parte i sostenitori della società che accusano Borja di volere il rinnovo e di andare a cercare i dané (i soldi) a Milano. Dall'altra chi crede a Borja e alla sua volontà di restare a Firenze osteggiata dalla Fiorentina, al punto di dover chinare il capo e accettare (certamente non storcendo la bocca) la pur ricca trattativa con l'Inter.

Se la premessa è quella che ho scritto qui sopra, la conclusione è stata quella di dividere i tifosi. Non si può arrivare al 6 di luglio e chiarire (?) un discorso del genere. Borja è un giocatore amato e rispettato, certamente in calo atletico rispetto alle sue prime stagioni in viola, ma la chiarezza d'intenti avrebbe richiesto di dichiarare, in presenza di un forte interessamento dell'Inter, che Borja non era più indispensabile per la Fiorentina. Invece non è avvenuto e si è lasciato il cerino in mano al calciatore.

I tifosi che amano la maglia, e non i dirigenti e i calciatori, avrebbero magari bubato (tipico del fiorentino), ma poi avendo ingoiato in passato la cessione di Baggio, Batistuta, Jovetic, Cuadrado e chi più ne ha più ne metta, avrebbero ripreso a tifare per la nostra Fiorentina sperando che la squadra di Pioli possa finire il campionato in una posizione importante.

Da parte mia, in attesa delle sue parole, saluto un uomo intelligente come Borja Valero, lo ringrazio per quello che ha fatto in 5 anni (ovviamente ben ripagato da un ingaggio importante) e chiedo alla Fiorentina e a Pantaleo Corvino di avere il coraggio d'ora in avanti di difendere le proprie convinzioni, anche se impopolari. Firenze preferisce la verità vera a quella filtrata.

EST MODUS IN REBUS