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Fiorentina, dov’è finita l’italianizzazione promessa?

Dopo le prime settimane di calciomercato nessun italiano è stato acquistato dalla Fiorentina

Saverio Pestuggia

Ogni promessa è un debito, si dice (o si diceva una volta). La Fiorentina, per bocca dei suoi dirigenti, aveva promesso che la rosa della squadra, infarcita di giocatori stranieri, sarebbe stata italianizzata. Forse sono frettoloso nella mia disamina, ma dopo i primi 23 giorni di mercato non è arrivato neppure un giocatore nato e cresciuto in Italia (potete controllare il nostro Contamercato) e tra i vari giocatori approdati a Firenze ci dobbiamo accontentare di Nikola Milenkovic che almeno l'italiano lo parla per averlo studiato negli ultimi due mesi.

Intendiamoci, a me sta a cuore che la Fiorentina sia una squadra forte, con o senza italiani, ma se arrivare a comprare calciatori made in Italy deve essere un'operazione difficile perché allora sprecare parole in tal senso? Teniamoci il capitano Astori e quei pochi italiani e rinforziamo al meglio una squadra che al momento è alquanto deboluccia.

E' vero che Corvino deve ancora incassare ufficialmente i milioni di Vecino e Kalinic e che la campagna acquisti vera e propria deve ancora partire, ma senza voler metter fretta al DG di Vernole, ieri sera Stefano Pioli ha gridato ai quattro venti che se rivoluzione deve essere, così sia, ma velocemente please. "Massimo quindici giorni" ha ripetuto almeno due volte il mister emiliano.

Il reparto da costruire è senza dubbio il centrocampo orfano di Borja, Vecino e con Badelj che non muore dalla voglia di guardarsi la Torre di Maratona nella prossima stagione. Stando ai rumours di mercato in settimana arriveranno due francesi Veretout Eysseric (può giocare anche esterno) che vanno ad aggiungersi a Cristoforo e Sanchez unici certi di restare a Firenze, buoni giocatori ma certamente non dei fenomeni.

In difesa manca un esterno sinistro mentre in avanti il comparto dei trequartisti è ricco di giovani di belle speranze che sono scommesse. In avanti poi c'è il solo Babacar che non è detto che possa restare a Firenze. I nomi in ballo sono tanti: Simeone, Zapata e adesso anche Destro (toh un italiano), ma c'è da scommettere che il Corvo planerà su un nome mai toccato finora dalla stampa specializzata in calciomercato o due se Baba dovesse lasciare Firenze.

Buon lavoro dunque a Corvino che ha sulle proprie spalle una battaglia difficile. Per adesso ha lavorato in trincea, allineato e coperto, ma adesso gli tocca uscire allo scoperto e si sa che le cannonate di copertura dell'artiglieria della società viola non sono certo di quelle che fanno paura al nemico.

E l'italianizzazione? Accontentiamoci di Pioli che parla bene l'italiano, non racconta supercazzole a pie' sospinto e lavora con tanta passione. E come dice il proverbio... chi si accontenta gode

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